Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise, ritrovata specie botanica di epoca glaciale

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paolo 19 Ottobre 2019
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Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise: ritrovata specie botanica di epoca glaciale

Ancora una volta il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise stupisce tutti. Stavolta non con delle bellezze prettamente da ammirare, ma con una specie botanica. E cosa avrà mai di tanto speciale una piantina? Beh, è “semplicemente” una specie relitta delle steppe dell’epoca glaciale, ritrovata per la prima volta nell’Appennino centrale; parliamo della festuca del Vallese.

Questa pianta è una graminacea, attualmente maggiormente diffusa nelle steppe dell’Asia centrale, in particolar modo della Mongolia. Finora, in Italia, risultava presente solamente in alcune aride valli delle Alpi. Da poco è, invece, stata individuata anche nel Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise, in particolar modo intorno al bacino del Fucino e nella Valle del Giovenco.

La scoperta effettuata dai botanici del Dipartimento Dafne dell’Università della Tuscia, in collaborazione con i colleghi del Centro Ricerche Floristiche dell’Appennino di Barisciano e del Laboratorio di Geobotanica dell’Università di Trier (Germania) è stata appena pubblicata sulla rivista Plant Biosystems.

“La Festuca del Vallese arricchisce ulteriormente la varietà di specie tipiche delle steppe asiatiche che crescono isolate sui rilievi circostanti le conche del Fucino, aree caratterizzate da un clima più continentale del resto dell’Appennino” dice Goffredo Filibeck, docente di geobotanica all’Università della Tuscia. “La pianta, pur non essendo piccola, era finora passata inosservata in quanto è poco appariscente e molto difficile da distinguere rispetto a specie simili” spiega Laura Cancellieri, esperta di flora delle praterie, che ha per prima raccolto la specie. “Il ritrovamento conferma l’importanza delle praterie della Valle del Giovenco e dei versanti del Fucino, per la biodiversità e per la storia dell’ambiente del nostro Appennino”, commenta Cinzia Sulli, responsabile del Servizio Scientifico del Pnalm.

Ma come mai ritroviamo sull’Appennino una pianta tipica della steppa asiatica? Perché diciottomila anni fa, al culmine dell’ultima glaciazione, vaste aree della penisola italiana erano dominate da una steppa, proprio come quella che oggi troviamo in Asia centrale. “Intorno al Fucino, grandi superfici di antichissimi pascoli sono state devastate dai tentativi di rimboschimento degli anni ’80, che hanno danneggiato notevolmente il suolo per piantare conifere esotiche, creando un “deserto verde” sotto al quale non cresce più nulla. Il rischio si ripresenta oggi visto che alcuni propongono, senza una accurata pianificazione ecologica, di piantare milioni di alberi in Italia per una mitigazione, peraltro molto dubbia, delle emissioni di CO2”, concludono i botanici.

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