Vortice Polare e lo slittamento dell’inverno

Di norma il vortice polare tende a maturare nei mesi autunnali ed indebolirsi in inverno con un picco tra gennaio e febbraio. Proprio in tal periodo si assistono a delle buone invernate.

Più volte si è avuta l’impressione che vi fosse uno spostamento in avanti delle stagioni. Almeno questo appare più evidente nel corso degli ultimi anni quando l’inverno veste i panni di un autunno mentre nel contempo freddo e neve si concentrano maggiormente nella parte finale della stagione invernale. Questa situazione è dovuta al processo di maturazione del vortice polare stratosferico, l’ampia ruota che governa il tempo alle medie latitudini. Partiamo da questa considerazione: più il vortice polare è debole, più sono possibili le discese fredde verso le medie latitudini e di conseguenza fasi di brutto tempo.

Nel corso degli ultimi anni invece possiamo notare un comportamento opposto. Il vortice polare parte molto forte in settembre, si indebolisce in ottobre in concomitanza delle fasi di maltempo e poi si intensifica tra novembre e dicembre quando avviene la sincronizzazione tra il vortice stratosferico e troposferico. Proprio in dicembre si ha una maggiore presenza dell’anticiclone. Il vortice poi si indebolisce nel finale di stagione; febbraio rimane l’unico mese invernale sebbene strascichi invernali si avvertono anche nei primi mesi primaverili.

Alla base di questo potrebbe esserci il rilascio di calore delle acque artiche durante il processo di congelamento in autunno, ghiaccio che durante l’estate subisce una veloce fusione a causa della presenza di un anticiclone polare.

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