TROPPO CALDO, E IL LETARGO FINISCE IN ANTICIPO

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mario 4 maggio 2015
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Il riscaldamento globale fa svegliare gli animali in letargo prima del previsto: è accaduto agli orsi dello Utah, che all’uscita dalle tane non hanno trovato cibo.

Le temperature eccezionalmente miti stanno alterando l’orologio biologico degli animali che nei mesi invernali affrontano l’ibernazione. Le ultime “vittime” del clima impazzito? Gli orsi neri (Ursus americanus) dello Utah: le femmine con cuccioli che vivono nello stato americano tipicamente emergono dal letargo alla fine di marzo. Quest’anno, il global warming le ha risvegliate a metà febbraio, quando ad aspettarle non c’erano né piante né insetti a sufficienza.

TORNO SUBITO. La denuncia arriva dal Dipartimento di Risorse Naturali dello Utah, da tempo impegnato nella conservazione di questi mammiferi. Quando a metà febbraio i ricercatori hanno esplorato tre delle tane conosciute, aspettandosi di incontrare esemplari assopiti, ne hanno trovate due già vuote. In una terza, c’era un’orsa già sveglia che per poco non ha attaccato i biologi.

PRIMA DEL PREVISTO. Gli esemplari di orso bruno solitari e le femmine con prole di qualche anno sono i primi a svegliarsi dal letargo. Nello Utah, accade in genere ai primi di marzo. Le madri con cuccioli emergono dalle tane alla fine del mese, ma quest’anno entrambi i gruppi hanno anticipato il risveglio di un mese.

NIENTE CIBO. Quando escono dai rifugi, gli orsi affamati non trovano vaste disponibilità delle piante di cui solitamente si nutrono, che fioriscono qualche settimana più tardi; e anche gli insetti, che completano la loro dieta, sono ancora rari. Possono contare sulle ghiande, e sulle riserve di grasso del loro corpo, ma non a lungo, o rischiano di indebolirsi.

EFFETTO BOOMERANG. Un orso affamato ha maggiori probabilità di imbattersi in un uomo, e di mostrare comportamenti aggressivi. Non si sa se vi sia il global warming all’origine delle alte temperature registrate nello stato, né se il fenomeno sia destinato a divenire cronico. Ma è chiaro che le conseguenze si faranno sentire anche su chi abita nei pressi delle tane.

PRIMI OSTACOLI. Intanto, le alte temperature hanno ostacolato l’annuale censimento della specie, che si effettua in genere tra fine febbraio e i primi di marzo, quando gli animali sono ancora semi addormentati e più disponibili a lasciarsi avvicinare.

 Fonte: Focus