Se l’Inverno non c’è la colpa è di questo signore…

Nei prossimi giorni, magari già oggi, non mancheremo di ragguagliarvi circa l’andamento dei vari indici – pattern – climatici indispensabili per stilare linee evolutive a lungo termine dell’inverno. I giorni scorsi abbiamo dedicato alcuni approfondimenti ai vari NAM, AO, NAO, El Nino, PNA e quant’altro. Alcuni di questi indici sono descrittivi dello stato di salute del Vortice Polare. Già, il Vortice Polare. Forse non tutti hanno ancora afferrato l’essenza di questa struttura, che poi altro non è che un enorme Vortice di Bassa Pressione collocato sulla verticale del Polo Nord.

Vortice che prende piede durante la stagione fredda e che nel corso del semestre può variare in forma e posizionamento. Non solo. Può anche subire processi di raffreddamento o riscaldamento, a seconda delle forzanti in gioco. Tralasciamo i tecnicismi e andiamo al sodo: se la struttura ciclonica si raffredda diventa compatta e trattiene a sé l’aria gelida, se si riscalda può subire deformazioni (o addirittura vere e proprie rotture) con conseguenti irruzioni fredde verso le medie latitudini.

Ora, che è successo ultimamente? Beh, forse qualcuno l’avrà intuito: un possente raffreddamento. Raffreddamento che dovrebbe aver raggiunto il culmine, ma un processo a carico di una struttura così imponente non può risolversi in pochi giorni. Probabilmente osserveremo un Vortice Polare estremamente compatto per varie settimane, non stupiamoci quindi se il modello previsionale europeo ECMWF indica una struttura estremamente compatta anche a ridosso del Natale (la mappa si riferisce alla situazione barica del 21 dicembre alla quota di riferimento 500 hPa).

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Ed ecco spiegate le ragioni del nuovo rinforzo anticiclonico. La prossima settimana tornerà l’Alta Africana, l’Anticiclone “ammazza inverno”, mentre il gelo se ne starà ben rintanato sul Circolo Polare Artico. E i giorni passano…

Fonte: MtG