Polveri sahariane: cambiano il clima globale?

Sempre più frequentemente sentiamo parlare di pioggia di sabbia, pulviscolo e polveri sahariane e proprio nel’ultima settimana ne abbiamo avuto parecchio in Italia, soprattutto nel sud della penisola.

Per la precisione, il pulviscolo sahariano sarebbe oltre il 50% di quello proveniente da tutti i deserti del pianeta. Tutto questo ha, ovviamente, delle conseguenze; ma non dobbiamo per forza pensare ad effetti negativi perché, ad esempio, queste polveri contengono notevoli quantità di nutrienti utili per i suoli e per le acque. La polvere, inoltre, è in grado di riflettere la radiazione solare, influenzando la formazione di nubi e uragani.

Negli anni i climatologi hanno scoperto importanti correlazioni tra le polveri desertiche e una serie di fenomeni meteo-climatici come ad esempio El Nino e la North Atlantic Oscillation. Per spiegare la correlazione con il clima, i ricercatori hanno condotto un’analisi sui dati dal 1950 ad oggi. I risultati hanno confermato alcuni eventi, tra i quali l’impatto sulla NAO, così come sull’evoluzione della siccità del Sahel in un arco temporale di 90 anni.

Essi hanno anche dimostrato che la velocità del vento “Harmattan” nel Nord Africa, è influenzata da fenomeni meteorologici in grado di modificare l’intensità del vento sahariano e quindi l’emissione di polvere. Inserendo i dati in un simulatore, è emerso che l’emissione di polveri sahariane deve essere ridotta perché se è vero che può avere effetti positivi, è altrettanto vero che potrebbe avere ripercussioni negative sul clima del Nord Atlantico dove il riscaldamento progressivo sta rendendo gli uragani più frequenti e di maggiore intensità.

Staff MeteoinMolise

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