Le tempeste di neve che sconfissero Hitler

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Redazione MeteoInMolise 15 Settembre 2020
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La cronaca degli effetti dell’inverno 1941-1942, il più freddo del XX° secolo, che con le sue tempeste di neve cambiò il corso della seconda guerra mondiale.

 

tempeste di neveRegione di Mosca, dicembre 1941. I tedeschi sono a poche miglia dal loro obiettivo. Il teatro del Bolshoi e le guglie dorate del Cremlino sembrano a portata di mano ma gli uomini della wehrmacht stanno sperimentando la prima sconfitta della guerra. Sognavano una vittoria facile e invece adesso si ritrovano a mani nude. Fucili e mitragliatrici non possono più sparare: il gelo li ha resi inutilizzabili così come ha congelato il carburante di camion e mezzi corazzati.

D’altronde temperature così rigide stanno cogliendo di sorpresa anche i sovietici che al freddo dovrebbero essere abituati. Comprensibile quindi la disperazione dei tedeschi. Equipaggiati in modo drammaticamente inadeguato si sono ormai ridotti a rubare cappotti e coperte ai loro compagni già morti nella neve. Un’armata allo sbando che ormai risponde a stento agli ordini e cerca una via di fuga con i piedi che congelano dentro scarpe troppo leggere per quell’inferno di ghiaccio.

INVERNO 1941-1942, TEMPESTE DI NEVE

E’ questa la cronaca degli effetti dell’inverno 1941-1942,  il più freddo del XX° secolo, che con le sue tempeste di neve cambiò il corso della seconda guerra mondiale. Tanto che per la prima volta i comandi tedeschi videro fallire la Blitzkrieg, la loro famosa guerra lampo.
Nella cancelleria del Reich era già preoccupati da tempo. Gli inverni 1939-1940 e 1940-1941 erano stati più freddi del solito. E proprio Mosca nel gennaio del 1941 aveva avuto quella che ad oggi rimane la temperatura più bassa mai registrata nella capitale russa: –42.2°C.
Ma Hitler non volle ascoltare ne i suoi meteorologi ne tanto meno i suoi generali. E quando gli si ricordò che due secoli prima in Russia la guerra contro Napoleone l’aveva vinta il gelo il Fuhrer non sentì ragioni e decise comunque per l’attacco.
tempeste di neve hitler
Scattò così nel giugno del 1941 l’operazione “Barbarossa” per conquistare l’Unione Sovietica. Tre milioni di uomini e decine di migliaia di mezzi destinati, secondo le aspettative di Hitler, a una trionfale marcia estiva dai campi di grano dell’Ucraina fino a Mosca prima che l’inverno si facesse sentire. All’inizio fu un successo ma poi a ottobre qualcosa cambiò.

LE PRIME TEMPESTE DI NEVE AD OTTOBRE

Il 7 di quel mese cominciò a nevicare abbondantemente con almeno un mese di anticipo rispetto al solito. Le temperature non erano ancora però così basse da permettere alla neve di congelare al suolo.
Le truppe del Reich si trovarono così impantanate in quella che i russi chiamano rasputitsa: un mare di fango che ricopre le strade e blocca qualsiasi movimento. Camion e rifornimenti tedeschi infatti non riuscivano a procedere. Così come gli aerei della Luftwaffe non potevano decollare da campi di volo ridotti in acquitrini. Tanto che anche i famosi panzer nonostante i grossi cingoli si muovevano solo di poche decine di metri all’ora in tutto quel pantano. Questi rallentamenti nell’avanzata rischiavano naturalmente di mettere in discussione l’intera invasione dell’Unione Sovietica. Ma quello che i tedeschi non immaginavano è che il peggio doveva ancora venire.

INVERNO PIÙ FREDDO CHE SI RICORDI IN RUSSIA. FINO A -20

A Berlino, desiderosi di chiudere nel più breve tempo possibile la partita decisero di lanciare l’operazione “Tifone”: la capitale doveva essere presa a tutti i costi. Le armate tedesche si prepararono quindi a un attacco su larga scala ma il generale inverno volle dire la sua. A novembre quello che fino a quel momento era stato un inverno anticipato si trasformò repentinamente nella stagione più rigida che la Russia ricordasse. La regione di Mosca, che solitamente registra temperature medie tra i -1°C e i 3°C nel mese di novembre, e tra i -3°C e i -7°C nel mese di dicembre, quell’anno vide la colonnina di mercurio precipitare fino a -20°C.
tempeste di neve

German infantrymen following a tank towards Moscow in the snow, Russia, 1941. Hitler launched the invasion of the Soviet Union, Operation Barbarossa, in June 1941. The Germans failed to capture Moscow due to a combination of Hitler diverting forces to other objectives in southern Russia and the early onset of a particularly harsh Russian winter. A print from the Signal, 1941. Signal was a magazine published by the German Third Reich from 1940 through 1945. (Photo by Art Media/Print Collector/Getty Images)

Nel suo diario di guerra il maresciallo Fedor Von Bock, comandante delle armate tedesche, scrisse che già il 5 di novembre la temperatura era di -29°C, che scendevano ulteriormente a -30°C il 24 dello stesso mese. L’alto comando tedesco, pianificando l’operazione “Barbarossa”, era certo che per la fine dell’anno i suoi soldati avrebbero festeggiato la vittoria tra vodka e champagne nel tepore delle residenze moscovite. Non si erano quindi preoccupati di fornire vestiario invernale se non a poche unità combattenti. Al contrario dei comandi russi che equipaggiando le truppe con scarpe di feltro e cappelli ricoperti di pelliccia permettevano ai loro uomini di  muoversi agevolmente nelle campagne sferzate da vento e neve.

A dicembre intanto le temperature scesero ulteriormente fino a -40°C. Il 5 del mese i tedeschi subirono poi il contrattacco sovietico e i combattimenti si protrassero fino al febbraio del 1942. Fu un calvario. Ridotti ormai allo stremo dalle proibitive condizioni meteo gli uomini della wehrmacht iniziarono a ritirarsi. L’alternativa era morire per mano del nemico o congelare. Le temperature infatti non accennavano a risalire. Tanto che proprio nel mese di gennaio nella cittadina di Rzhev, vicino a Mosca, si registrò la temperatura più bassa mai registrata dalle truppe tedesche in Russia: -42°C.

Il generale inverno aveva presentato il suo tragico conto agli invasori. Le cifre ufficiali parlano di 35.757 morti, 128.716 feriti e 9.721 dispersi tra le truppe tedesche. Ma secondo numerosi autori i caduti tedeschi potrebbero essere stati anche 200.000.

Autore : Dott. ALESSANDRO ASPESI da Meteolive

 

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