Italia, penisola dei tornado e delle trombe d’aria

In Italia le trombe d’aria provocano spesso vittime e danni, e sono frequenti, con una stagionalità che varia da regione a regione.

I tornado, mulinelli neri che triturano alberi e case al loro passaggio, sono un fenomeno meteorologico comune anche in Italia: «In base ai dati presentati al convegno sui fenomeni atmosferici violenti è emerso quasi a sorpresa che in molte regioni italiane i tornado sono frequenti, anche se di intensità minore rispetto agli Stati Uniti», dice Fulvio Stel, dell’osservatorio meteorologico regionale del Friuli-Venezia Giulia (Osmer). Poi puntualizza: «Non è però facile fare il confronto con il passato perché i dati sono scarsi».

Nube nera. Giornali e televisioni li chiamano trombe d’aria e, in effetti, per chi li vede a grande distanza appaiono come una sottile colonna di aria, goccioline d’acqua e detriti in violenta rotazione che sembra collegare al suolo una grande nube nera. L’aria in rotazione può raggiungere anche i 500 km/h ed esercitare sugli oggetti presenti a terra una pressione pari a una tonnellata per metro quadrato. Nel raggio di azione di un tornado (2 o 3 km) agiscono poi le forze determinate dall’aria calda che sale (correnti ascensionali): possono raggiungere velocità di 300 km/h e sollevare da terra perfino una locomotiva o una casa.

In Italia, nell’arco di pochi anni si sono verificati alcuni tornado di grado f3, cioè di intensità quasi pari a quelli che si abbattono nelle grandi pianure americane, e parecchi altri di forza considerevole, con venti intorno ai 200 km/h. Uno dei tornado più violenti mai abbattutisi sull’Italia è quello che ha colpito la zona di Broni (Pavia) il 16 giugno 1957: in base alle testimonianze raccolte all’epoca dei fatti potrebbe essersi trattato addirittura di un f4 in moto lungo una direttrice di una decina di chilometri – da Robecco Pavese a Valle Scuropasso – distruggendo case e uccidendo ben 7 persone, con venti di 400 km/h.

«Il paragone con gli Usa non è corretto, perché sono diversi la morfologia del territorio, l’interazione tra i principali motori del sistema climatico e la temperatura delle correnti in gioco», spiega Dario Giaiotti, dell’Osmer. Nelle grandi pianure degli Stati Uniti la differenza di temperatura tra le correnti è molto maggiore e questo forte contrasto rende i tornado americani più violenti.

Tuttavia, per quanto riguarda il nostro Paese, i dati parlano chiaro: «Regioni come la Lombardia, il Veneto, il Friuli-Venezia Giulia, l’Emilia-Romagna, la Puglia e la Sicilia sono a rischio di tornado violenti, anche se le più colpite sono le coste tirreniche», dice Mauro Giovannoni, della società Geodata.

Dove e quando. I tornado si concentrano in alcuni periodi dell’anno, che variano da regione a regione. Giovannoni precisa: «La Lombardia è a rischio nel periodo che va da giugno a ottobre, con un picco ad agosto; il Friuli e il Veneto da giugno a novembre con un picco a settembre; l’Emilia-Romagna da aprile ad agosto; in Puglia il massimo del rischio è a ottobre; in Sicilia a novembre. Infine, sulla costa del basso Tirreno la massima probabilità di tornado si ha in ottobre e novembre, mentre nell’alta Toscana e in Liguria da giugno a dicembre». Le differenze tra regione e regione sono determinate dalle diverse condizioni in cui si formano i tornado: «Sul versante tirrenico le infiltrazioni di aria in quota non sono abbastanza secche e dunque i tornado sono più deboli. In Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna invece le trombe d’aria si formano quando i venti freddi dell’arco alpino si scontrano con le correnti calde che si sono arricchite di umidità scorrendo lungo l’Adriatico. In Sicilia e in Calabria le correnti calde arrivano invece dall’Africa e quelle fredde da nord-ovest, e il contrasto nella temperatura e nell’umidità tra i venti è massimo».

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