I cambiamenti climatici in europa (2^ parte)- E se prima “faceva più caldo di oggi?”

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Giampietro 8 novembre 2018
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Dopo aver affrontato già il tema dei cambiamenti climatici seppur in modo non approfondito, continuiamo a seguire il tema e ad argomentarlo. I cambiamenti climatici fanno da sempre parte della storia del nostro pianeta. Nel corso dei suoi quattro miliardi e mezzo di anni di età, la Terra ha subito profondi sconvolgimenti climatici migliaia di volte, dovuti ad innumerevoli fattori.

cambiamenti climaticiCAMBIAMENTI CLIMATICI, ULTIMO MILLENNIO: Ma l’ultimo millennio è stato una vera e propria altalena climatica. A partire dalla fine del XIV secolo infatti un nuovo stravolgimento era alle porte: cominciava la cosiddetta Piccola Era Glaciale (PEG), ovvero un drastico calo delle temperature che fece piombare l’Europa per più di tre secoli in un clima gelido, con temperature medie che crollarono fino tre gradi al di sotto di quelle attuali (in Europa, altrove nel mondo il calo si attestò “solamente” intorno al grado e mezzo). Gli inverni lunghi ed estremamente freddi e le estati fredde e piovose diventarono la norma. Faceva così freddo che la laguna di Venezia ghiacciava d’inverno, così come il Tamigi a Londra. In quest’ultimo caso, la cosa divenne la normalità tanto che, a partire dalla fine del ‘500 e fino alla prima metà dell’800 a Londra si organizzava una “Fiera sul Ghiaccio” (Thames Frost Fair): con stand di cibi e bevande, spettacoli teatrali in apposite tende, circhi, gare di pattinaggio.

CAMBIAMENTI CLIMATICI, QUANDO GHIACCIAVA IL TEVERE E L’ARNO: Quasi tutti i fiumi, persino il Tevere e l’Arno, ghiacciavano solitamente in inverno, i ghiacciai alpini guadagnarono terreno distruggendo numerosi villaggi costruiti durante i secoli precedenti più caldi, perfino in Appennino si formarono dei piccoli ghiacciai e moltissimi nevai, l’Islanda e le coste settentrionali della Scandinavia furono circondate da una spessa banchisa di ghiaccio per nove mesi l’anno e, durante il breve disgelo estivo, le acque rimanevano comunque estremamente pericolose per la navigazione per via di giganteschi iceberg alla deriva. Sorte ancora peggiore toccò alla Groenlandia che, di fatto, fu totalmente abbandonata (i pochissimi residenti rimasti erano Inuit) perché isolata dal pack. Molti porti, dal clima attualmente piuttosto mite, come Rotterdam ad esempio, d’inverno erano costretti alla chiusura, con enormi problemi per il commercio. Un clima così duro metteva a dura prova le coltivazioni e l’allevamento, le carestie erano purtroppo la norma: estati brevi e piovose fecero precipitare la produzione di frumento e cereali, così come le continue gelate, anche a primavera inoltrata, decimavano la produzione di frutta e verdura. I pascoli montani per il bestiame divennero inaccessibili e se ne dovettero creare a valle disboscando intere regioni (in Germania gran parte della foresta Nera fu rasa al suolo).

cambiamenti climaticiCAMBIAMENTI CLIMATICI, MINIMO DI MAUDER: E’ in questo contesto che si inserisce il cosiddetto Minimo di Maunder (1645-1715): in una realtà climatica già fredda, si ebbero sessant’anni circa di gelo assoluto in cui spicca il re degli inverni, l’inverno più freddo del millennio: correva l’anno 1709. Fu un evento di portata eccezionale: gelarono fontane, pozzi, rivi e anche piccoli laghi, vi furono abbassamenti repentini fino a 20°, anche le regioni meridionali furono colpite duramente. In breve ghiacciarono tutti i fiumi europei, compresa la Senna, il Rodano e pure l’Ofanto; stessa sorte toccò a laghi e lagune: il lago di Garda venne attraversato da carri pesanti, unica volta nella storia, così come pure la Laguna Veneta; nemmeno il mare fu risparmiato e le navi rimasero intrappolate nei ghiacciati porti mediterranei come quelli di Genova e Marsiglia; gelò addirittura la foce del Tago a Lisbona.

NEVE A ROMA, PARIGI, VENEZIA:Roma tra il 6 e il 24 gennaio nevicò 13 volte, in Pianura Padana cadde 1 metro e mezzo di neve; si raggiunsero temperature eccezionali: a Parigi -23,1° nel centro e -25°/-26° nei sobborghi; a Venezia -17,5° (il record del XX secolo è -13,6° misurati nel 1963) con forte bora; a Berlino -29,4° e nelle campagne intorno -35° e la media del mese fu -13,2° (seguono i -11,6° del gennaio 1823), con svariate giornate dove non si superarono i -20°.

CAMBIAMENTI CLIMATICI, GELO ESTREMO: Ovviamente con un simile gelo le piante non resistettero: si seccarono tutti gli ulivi e gli altri frutti e addirittura intere foreste, dato che neppure gli alberi cresciuti spontaneamente erano resistenti a ciò. In Emilia-Romagna giunsero a seccare gli alberi di melosusinonoce e ciliegio, piante normalmente resistenti al freddo. In reanalisi si è ricostruito che che una massa d’aria a -22° a 850 hPa (circa 1 450 metri di altezza) sia entrata stabilmente nella Pianura Padana (nel 1985 ne arrivò una a -15° con -16°/-17° a nord-est, tra l’altro con durata nettamente inferiore) e valori nettamente inferiori ai -10° a 850 hPa siano arrivati fino all’estremo Sud con punte estese di -14°/-16°, sempre a tale quota, tanto quanto basta per registrare giornate di ghiaccio anche sulle coste tirreniche. A fine mese, dopo il 26 gennaio, vi fu una risalita, accentuata in Francia: a Parigi piovve, sebbene si trattasse di pioggia fredda; la Laguna Veneta si liberò dal gelo completo il 29 gennaio (rimasero però dei pezzi di ghiaccio galleggianti). A inizio febbraio tornò il gelo, molto forte, anche se non ai livelli di gennaio; gelarono tuttavia molti fiumi e laghi che si erano temporaneamente liberati. Continuò fino a marzo e, nelle regioni a Nord, fino ad aprile (in questo mese il mar Baltico era ancora congelato; in Germania vi furono notizie di gelate fino a inizio luglio. A Berlino febbraio ebbe una media di -6,9° con una punta di -26°; marzo una media di 0,2°, ma si contarono ben 22 minime sotto lo 0°. L’inverno, se consideriamo l’intero trimestre dicembre (media di -4,5°), gennaio e febbraio, ebbe la media di -8,2°, il più freddo da quando iniziarono le misurazioni nel 1701, seguito dal 1829/30, con -6,6°.

cambiamenti climaticiCAMBIAMENTI CLIMATICI, AUMENTO TERMICO DALLA META’ DEL XIX SECOLO: Ebbene, dopo un tale tripudio di freddo e gelo, a partire dalla seconda metà del XIX secolo, le temperature ricominciarono a salire, sebbene soltanto nella seconda metà del XX secolo si sia riscontrato un trend consistente e piuttosto rapido in tal senso. Infatti i climatologi parlano di “Hockey stick” in riferimento all’aspetto del grafico delle temperature medie degli ultimi duemila anni, la cui forma sembra somigliare ad un bastone da hockey appunto.

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