CHE CLIMA FARA’? UNA VIA DI MEZZO

In medio stat virtus dicevano i latini, modo di dire decisamente senza tempo. In campo meteorologico si potrebbe parlare di variabilità, una via di mezzo tra il bello e il cattivo tempo, ma se parliamo di clima?

Beh, il clima è qualcosa di diverso, qualcosa cui le proiezioni assegnano un futuro a tinte fosche benché l’attualità si ostini ad essere quella di sempre ma, del resto, una proiezione non è una previsione. Oppure sì? Dipende. In senso stretto non lo è, perché, appunto, proietta l’evoluzione del sistema nel futuro in base ad una serie di assunti che in realtà con il sistema stesso non avrebbero nulla a che vedere. Stante infatti un’ipotesi di sensibilità dell’evoluzione del clima all’aumento della concentrazione di gas serra, si definiscono diversi scenari (RPC – Represenatitive Concentration Pathways) per diversi ratei di aumento di questi ultimi, variazioni a loro volta dipendenti da variabili economiche, politiche e sociali, le cosiddette ‘azioni di mitigazione’ volte a diminuirne le emissioni. In pratica, proprio perché questa relazione pur largamente incerta è data per scontata, in realtà sono previsioni a tutti gli effetti.

E le previsioni si sbagliano, anche (soprattutto) quelle climatiche.

Accade così che un gruppo di ricercatori abbia deciso di prestare attenzione al fatto che da un bel po’ di anni ormai stia aumentando la distanza tra ciò che era stato previsto accadesse e ciò che sta accadendo realmente. Che cosa? Beh, tanto per cominciare la temperatura media globale non cresce più in modo significativo, ma, ancor più grave dal punto di vista dell’attendibilità di questo strumento di indagine, è il fatto che le emissioni e la conseguente concentrazione di CO2, la cosiddetta forzante antropica, stiano esercitando il massimo della loro influenza sul sistema. In pratica, dal punto di vista del contributo antropico siamo nello scenario peggiore, mentre il gli effetti sul sistema attualmente identificabili sono quelli di un non-scenario, cioè come se la forzante fosse del tutto assente. E’ evidente che c’è qualcosa che non quadra.

Sicché, osservazioni alla mano, hanno dimostrato che la riduzione (arresto) del rateo di riscaldamento osservato negli anni recenti, praticamente dall’inizio del nuovo secolo, è comunque consistente con quello che ci si potrebbe attendere in uno scenario delle emissioni a metà tra un’azione di mitigazione e un certo persistente livello di forcing, ma assolutamente non è contemplabile nello scenario più peggiorativo, che incidentalmente è quello che stiamo vivendo.

Per cui, sarà pur vero come mostrano nel loro lavoro che la variabilità interdecadale di origine naturale non deve necessariamente avere la stessa ampiezza di oscillazione di quella indotta da forzanti esogene, ma è anche vero che 1) la sensibilità del sistema è probabilmente molto inferiore a quella immaginata, visto che il forcing non muta ma il comportamento del sistema sì e, 2) anche mettendocela tutta, pare proprio che tutti questi danni non riusciremo a farli.

Articolo di Guido Guidi